Tornano gli investimenti su Taranto: in cantiere il Green Ship Recycling

Tornano gli investimenti su Taranto: in cantiere il Green Ship Recycling

Il Green Ship Recycling sarà dedicato al naviglio militare e civile, nazionale ed estero, all’interno del sito denominato Ex Yard Belleli

Come vi ho detto tante volte, l’inquinamento è una delle più grandi opportunità al mondo per la rinascita di un’economia pressocché viziata dall’incompetenza politica e imprenditoriale a vari livelli.

E questo Green Ship Recycling è una incredibile occasione per Taranto, la Città dei Due Mari per tornare a costruire lì dove gli incompetenti hanno distrutto o abbandonato.

L’aumento dello smaltimento di materiali di scarto è giunto a livelli allarmanti.
Secondo alcuni studi, il 40% dei rifiuti in tutto il mondo finisce in enormi discariche e in mare.

Tuttavia, gli sforzi compiuti negli ultimi decenni stanno comportando una maggiore consapevolezza nella nostra cultura” usa e getta”, aprendo le porte in fatto di alternative e di smaltimento dei rifiuti.
Il riciclaggio è infatti uno dei metodi fruttuosi per la gestione dei rifiuti.

Come ogni altra industria, l’industria marittima, in effetti la più grande fonte di inquinamento del mondo, crea anche un’enorme quantità di rifiuti ogni giorno.

Lo smaltimento di una nave produce un’enorme quantità di rifiuti pericolosi per l’ambiente. In passato, molti armatori addirittura affondavano deliberatamente le proprie navi pur di sbarazzarsene.
La demolizione delle navi spesso ha portato allo scarico di materiali tossici pericolosi come l’amianto e le PBC sulle spiagge e altri spazi aperti.

A volte, le aziende scaricano le loro navi su spiagge in paesi del terzo mondo come il Bangladesh, l’India e il Pakistan, consentendo agli abitanti locali di smantellare la nave senza prendere misure adeguate.

Ma le cose sono cambiate.

La maturazione di una nuova consapevolezza in termini di ambiente sta producendo un cambiamento radicale nei modus operandi, per cui il corretto smaltimento è diventato un requisito fondamentale che è alla base del metodo di demolizione delle navi.

In particolare, oggi si parla sempre più di Green Ship Recycling, cioè di riciclaggio delle navi verdi.

La Convenzione internazionale di Hong Kong dell’Organizzazione marittima internazionale per il riciclaggio sicuro e rispettoso dell’ambiente delle navi ha sancito che le navi, giunte al termine della loro vita, debbano essere senza che ciò comporti rischi inutili per la salute umana, la sicurezza e l’ambiente.

Le attività connesse al Green Ship Recycling prevedono che:

  • si preservi l’ecosistema marino eliminando subito le parti di navi più inquinanti
  • si riutilizzino quelle parti della nave che possono essere riutilizzate con successo mentre si costruiscono nuove navi, risparmiando così risorse

Le attività di Green Ship Recycling prevedono la realizzazione di strutture di bacino di carenaggio in grado di intercettare correttamente i rifiuti tossici e di smaltirli senza consentire loro di defluire verso i corsi d’acqua.

Molti hub di Green Ship Recycling hanno raggiunto un tasso di successo di oltre il 99% per lo smaltimento dei materiali nocivi.

Tutto ciò ha enormi ripercussioni positive sull’ambiente, sui POSTI DI LAVORO e sull’economia locale. 

Anche a Taranto finalmente si sta per firmare un accordo quadro per la definizione di un programma congiunto e pluriennale finalizzato alla realizzazione di un hub specialistico per le attività di Green Ship Recycling dedicato al naviglio militare e civile, nazionale ed estero, all’interno del sito denominato Ex Yard Belleli.

Giovedì è prevista questa importante firma presso il Comune di Taranto.
Giovedì 30 novembre, alle ore 11.30, presso la sede dell’Amministrazione Comunale di Taranto – Sala degli Specchi, alla presenza del Sindaco di Taranto Rinaldo Melucci, il Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio Sergio Prete e il Direttore generale dell’Agenzia Industrie Difesa Gian Carlo Anselmino, illustreranno alla stampa i contenuti dell’accordo quadro

Incrociamo le dita!

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credits photo: www.gizmodo.com.au