Borghi, Monumenti e Chiese

L’Isola Madre di Taranto e i suoi vicoli stretti: storia e curiosità

Foto Marco Turchi (marcoturchi.net)

Nata su uno scoglio, un promontorio che si ergeva tra due mari, l’Isola Madre di Taranto è l’antica città nata due volte dove si parla una lingua unica al mondo (forse per questo ancora non ci capiamo bene in tempi di elezioni) e i vicoli sono tra i più stretti al mondo

La storia dell’Isola Madre di Taranto ha inizio nell’età del bronzo e del ferro 3500 anni prima dell’avvento di Cristo.

L’età della sua fondazione si fa però coincidere con il 706 a.C. e con lo sbarco a Saturo (Marina di Leporano) di una colonia di profughi provenienti dalla città di Sparta (partheni).

Quando i partheni giunsero a Taranto, questa era poco più che un’isola, su cui insisteva un piccolo villaggio di genti iapigie (antica popolazione indoeuropea proveniente dall’Illiria).

Furono proprio i profughi da Sparta a trasformare un semplice villaggio in un centro urbano, dotato delle ultime evoluzioni architettoniche, culturali e sociali.

L’Isola Madre di Taranto emergerà tra le colonie greche poi solo grazie alla conquista da parte dei romani.

Foto Marco Turchi (marcoturchi.net)

Facciamo un grande balzo nel tempo in avanti per arrivare al 927, quando i Saraceni rasero al suolo la Taranto greco-romana e l’Imperatore bizantino Niceforo Foca che, fece giungere architetti dalla Grecia affinchè la ricostruissero.

L’Isola Madre di Taranto fu così interamente ricostruita con le tipiche case che oggi possiamo ammirare e le sue strade e i suoi vicoli strettissimi, al cui interno ci si può passare camminando non più di uno alla volta.

La ragione di quei vicoli strettissimi era difensiva, perché in questo modo, al passaggio dei nemici, gli abitanti avrebbero potuto versare su di loro l’olio bollente.

Dopo la ricostruzione, molti di quegli architetti non tornarono nella loro terra natia perché attratti dalle belle donne tarantine.

Perciò, da allora, nella Taranto medievale si iniziò a parlare una lingua mista, tanto che ancora oggi nel linguaggio dialettale è rimasta qualche traccia di vocaboli di provenienza greca: babbione, citro, paturnia, vastàse, rummàte, vummìle

L’Isola Madre di Taranto fu arricchita di acquedotti e salde mura e resa più agevole per i pescatori la zona che corre lungo il Mar Piccolo, riducendone la quota.

foto di Nicola Calembo

Intorno al 1700, sull’Isola Madre di Taranto conviveva tutta la popolazione, composta da pescatori e patrizi, modesti artigiani e monsignori.

Quel che avvenne dopo è una storia di progressivo abbandono che ha visto inseguire il sogno del progresso e dell’industrializzazione che ha visto nascere, in primis, l’arsenale militare e il borgo umbertino.

Nel 2018, siamo appesi alle parole del Sindaco che assicura l’avvio dei lavori per la valorizzazione di questa bellissima Isola.

Speriamo che quest’essere appesi non si traduca in una impiccagione di massa.

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foto di Marco Loconsole

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