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Torna il ‘Carnevale di una volta’ a Taranto in Città Vecchia

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Ritorna l’antico Carnevale di Taranto e la sfilata di maschere che, un tempo, culminava in una dolce battaglia a base di confetti

(credits photo: A Putéje – arte e – è cultura)

Il prossimo 13 febbraio, alle ore 17.30 in piazza Duomo in Città Vecchia, a Taranto torna il Carnevale di una volta, anzi U CARNEVALE DE NA VOTE, giunto alla sua quarta edizione.

L’evento è curato dall’Associazione Tarantinìdion con la collaborazione di: Istituto Superiore di Studi Musicali “G. Paisiello”; l’Associazione Maria d’Enghien , Sant’Andrea degli Armeni Domus Armenorum, Tarantovecchia.org., Assemblea Aperta “Città Vecchia per l’Ambiente”, Pro Loco Taranto, Associazione Vito Forleo, Associazione Varca d’Ore.

Si comincia con la sfilata in maschera del martedì grasso e si termina con il processo e l’antico ed allegorico FUNERALE DEL CARNEVALE, ‘A MUERTE ‘U TATE”.

Il corteo sfilerà accompagnato dalla musica popolare per via Duomo, vico Innocentini, via Pentite , via Cava, via De Tullio, la Marina, Via di Mezzo, pendio La Riccia e via Duomo, rivivendo l’allegoria con le maschere tipiche tarantine per ritornare in piazza Monteoliveto .
All’arrivo in piazza Monteoliveto bruceremo ‘u Tate .

SIETE TUTTI INVITATI E CHIUNQUE ABBIA VOGLIA DI PARTECIPARE ATTIVAMENTE PUO’ RIVOLGERSI AL NUMERO: 3479146213

Il Carnevale di Taranto si svolgeva nel borgo antico della città.
Qui due secoli fa, da via Duomo partiva un corteo di maschere che, tra danze, grasse risate, parodie e qualche caratteristico scherzetto, proseguiva sino a Piazza Fontana dove si concludeva con una dolce battaglia a base di confetti. 

Due secoli fa, il Carnevale di Taranto era noto soprattutto per le sue maschere, quello della Mascherata e della Pitricine. Il corteo partiva da via Duomo con un enorme séguito di ragazzini festanti. La musica era quella della pizzica

Oltre alla Mascherata e alla Pitricine, c’erano anche le maschere altrettanto tipiche, quali quelle di Mèste Giorge, una parodia del signorotto locale. Più indietro spiccava la maschera di Quaremme ‘a zinzilose, un uomo travestito da donna, in rigoroso abito nero, che rappresentava la vedova disperata di Carnevale.

Si scorgeva nel corteo la maschera elegante dello Scaliero, simbolo del bel giovanotto tarantino. Portava legato al collo un cesto pieno di fiori ed in mano una lunga scala sottile. Non appena scorgeva una bella fanciulla affacciata al balcone, la omaggiava con un bel mazzo di fiori. E infine, il Pescatore, interpretato da un gruppo di quattro fratelli possenti e muscolosi. Indossavano il tipico costume, costituito da camicia e pantalone bianco, fusciacca rossa legata in vita e penzolante sul fianco sinistro, giacca di vellutino nero gettata sulle spalle. 

Apprendiamo dal sito tarantonostra.com

Il Carnevale di Taranto. C’era anche donna Pernìce  per deridere signore, signorine, signorotti e signorini locali. Donne che si travestivano da pescatori e uomini che si travestivano da zìlate.
Trainière che si travestivano da marinai, pescatori travestiti da puèppete e da furìse …
Nelle tasche e nelle borse non mancavano  cumbiette rizze e cannelìine che per la gioia di grandi e piccini erano usati come coriandoli e davano vita a vere e proprie battaglie che lastricavano strìttele e làrie di confetti colorati.
E nella baldoria festiva non ci si poteva esimere dai balli.
Il popolo organizzava le festìne a cumbunende – feste in casa, tra vicini di casa, che mettevene na cos’appedùne e compravano paste secche e  rosolio. Tra amici e cumbàre c’era sempre chi sapeva suonare… e bastàve nu mandecette e nu viulìne pe fa nu cungertìne ……
E mascherati, tra polche, mazurche e tarantelle per i ragazzi era facile sfuggire alla sorveglianza di fratelli e genitori e nell’euforia del carnevale nascevano amicizie, amori e fuitine.
Al Carnevale di Taranto, tutti si divertivano,mangiavano, bevevano, cantavano,  ballavano e ad un certo punto quando il vino, le frenetiche danze e gli amorosi  palpiti avevano colorito le guance e riscaldato gli animi,  i suonatori iniziavano a suonare una allegra marcetta tarantata …. Gli uomini adocchiavano già le loro compagne di ballo … al centro della sala si faceva largo  ‘u caratarie …. gli uomini si disponevano a  destra … le donne a sinistra … uno di fronte all’altra  e … al grido di “ ATTENZIO’  SCIEVALIE’ !!!!!”   cominciava  … 
 
‘A QUADRIGGHIE
 
‘U caratarie  dirigeva il ballo e gridava gli ordini delle varie figure in una lingua unica, un misto di francese- italiano e dialetto  che all’epoca lo ammantava di autorità,e che oggi definiremmo “supercazzola” , comunque tutti lo capivano e si cominciava al grido di:
 
SCIEVALIE’ INCHINO ALLA DAMA
Gli uomini andavano verso la dama che avevano di fronte e facevano un inchino, poi tornavano indietro …
 
E LE DAME AI CAVALIERI
Le donne andavano verso il cavaliere che avevano di fronte e ricambiavano il saluto…
 
SCIEVALIE’ MAN’A MANE
Dame e cavalieri andavano verso il centro e si prendevano per mano
 
E BALLANSE’
E  a questo grido  cominciavano a ballare sul posto aspettando l’ordine successivo …
 
E PROMENE’…. Sciàmene a messa
Le coppie cominciavano una camminata danzante  intorno alla sala
 
E… SCIANGE’ LA DAMA
Le donne si fermavano mentre gli uomini passavano alla dama successiva e continuavano a ballare …
 
E DES’A DE’
Ogni cavaliere prendeva le mani della dama e in coppia le sollevavano formando una sorta di galleria, sempre a tempo di musica la prima coppia passava sotto questo ponte e arrivata alla fine si rimetteva in posizione per riformare la galleria. Quando ogni coppia aveva attraversato il tunnel …
 
E BALLANSE’ ….
 
E GIRE’….
Le coppie formavano un cerchio, un uomo e una donna, alternati …
 
E LE DAME A CENDRO
Si formavano due cerchi, all’interno le donne e all’esterno gli uomini
 
E SCIEVALIE’ A DRITTE E LE DAME A MANCHE
Gli uomini girano verso destra e le donne verso sinistra
 
E  A  CONTRE’
Gli uomini a sinistra e le donne a destra
 
E BALLANSE’
Si dovevano formare le coppie prima che u’ caratarie impartisse  l’ordine di ballo , chi rimaneva solo era escluso
 
E PROMENE’ …. E bravi chi balla!
 
E SCIEVALIE’ ANNANZE E DAME ARRETE
Gli uomini si mettevano avanti alle dame e si continuava girare camminando  in fila indiana, un uomo e una donna. A comandare questa figura era sempre ‘u caratarie …
 
SCIEVALIE’ ATTACCHE’
Gli uomini alzavano le braccia e le porgevano  all’indietro alla dama che lo seguiva, continuando a ballare
 
E STACCHE’
Tutti alzavano le braccia, ‘u caratarie che era anche il capofila si staccava dalla fila e la dama che lo seguiva diventava capofila, dava le mani al cavaliere alle sue spalle, seguita dalle altre dame … e a questo punto alla sicurdùne ‘u caratarie gridava
 
E BALANSE’
E ogni dama doveva ballare col  cavaliere che aveva alle spalle … tranne una che rimanendo da sola veniva eliminata.
 
E PROMENE’ ….  bravi chi balla!
e si ricominciava finchè non rimaneva una sola coppia …….

La sera di carnevale impazzava  tra  festini e veglioni, nell’aria si diffondevano le allegre note dei balli intercalate dalle chiassose risate degli alticci ballerini, e tra schèrze, cànde, balle e masckere il tempo passava  e …

ad un certo punto accadeva qualcosa che da tanti anni non succede più …

l’aria festaiola era squarciata dai rintocchi di campana a  martello … si, le campane delle chiese suonavano a morto, era mezzanotte, era
‘A FORORE

Era l’ora della fine del periodo Carnevalesco delle gozzoviglie, per questo le campane suonavano a morto.
Al loro rintocco tutto finiva,  le pasticcerie che fino a quel momento avevano venduto cazùne e  paste de mènnele,  impastavano  le fresellìne … (i quaresimali)  gli unici biscotti consentiti durante la quaresima.

Il corteo del Carnevale di Taranto terminava in Piazza Fontana con la festa de La Pitricine: due contendenti scelti dal popolo erano schierati ai lati opposti della piazza, muniti di secchi colmi di piccoli confetti multicolore. Tutto era pronto per dare il via alla guerra dei confetti. Al via, una fitta grandinata dolce e colorata partiva da entrambe le parti, dalla cui furia tutti tentavano di proteggersi. La battaglia continuava fino a quando uno dei contendenti, stordito dai colpi e senza più munizioni, si dichiarava vinto. Alle ultime fasi della battaglia era chiamato a partecipare il popolo, che scaricava così, la tensione accumulata durante l’anno.

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