Se torniamo a inventare e a produrre, ci arricchiamo tutti. Ecco da dove ripartire

Dobbiamo tornare a inventare e a produrre ripartendo dalla recente evoluzione di bisogni, desideri e paure: non c’è altra strada che questa per generare ricchezza e restituire slancio ad una città che oggi è basata solo su commercio, bar e pizzerie

Prendiamo l’auto e facciamoci un giro in lungo e in largo per tutta la provincia.

Ne emerge un quadro sconfortante, perché chiunque non abbia i paraocchi si accorge che siamo diventati una terra di commercianti. Persone che acquistano e rivendono applicandoci un margine sopra. Non produciamo più. Non creiamo più. Non inventiamo più.

Da quando, negli anni sessanta, si sono insediate le grandi industrie, improvvisamente abbiamo smesso di evolverci, perché abbiamo pensato di svoltare con un bel posto fisso ed uno stipendio assicurato.

Sessant’anni di industria siderurgica a Taranto non hanno fatto mai venire in mente a qualcuno che si poteva avviare una produzione basata sullo stesso maledetto acciaio fatto a due passi dalla città.

Le uniche attività imprenditoriali collaterali alla Grande Industria erano le imprese di pulizie e qualcos’altro.
Molto ma molto poco per una città che ereditava numerose tradizioni collegate alla pesca, al mare, alla nautica, alla mitilicoltura e che poteva fare tanto con una materia prima disponibile a due passi.

Per decenni ci siamo tenuti in silenzio pure l’Eni.
A nessuno è mai venuto in mente di chiedere a questi signori consistenti agevolazioni condizionate alla loro presenza ingombrante sotto diversi fattori.
Avremmo almeno dovuto chiedere di pagare quattro soldi il carburante prodotto a Taranto.
Ma nulla.
Ci siamo tenuti solo il loro inquinamento.

E poi avevamo un porto fiorente, nel cuore del Mediterraneo.
Ma ci siamo fatti sfilare da sotto il naso una grande opportunità che ora è andata nelle mani di Rotterdam, tanto per fare un esempio.
Il porto non disponeva delle tecnologie e delle infrastrutture necessarie volte ad offrire un supporto logistico alle grandi navi provenienti da tutto il mondo.

Per sessant’anni siamo stati all’ombra delle ciminiere a goderci lo stipendio fisso e forse anche l’imboscamento facile.

Che è ne è stato di quella grande Taranto che eravamo un tempo?
Persino così bella da affascinare poeti e scrittori di tutto il mondo.

Ci siamo fatti fregare il futuro.
Abbiamo scelto così.

La città si è trasformata in una terra di negozi e aziende asservite ad Arsenale, Industria e Raffineria.
Pochissime le aziende manifatturiere che hanno puntato sulla propria inventiva per scrivere un futuro differente.
Qualcuna di queste ancora oggi resiste.

Le vie della città e dei paesi sono disseminate di negozi.
Negozi di tutti i tipi.
Tutti a vendere roba di altri. Marchi di altri.

E poi è arrivata la Grande Distribuzione Organizzata. E infine, l’E-Commerce e Amazon.

A 90 km da Taranto abbiamo visto nascere cittadelle della moda, porti, stazioni turistiche, stabilimenti balneari alla moda e strutture ricettive di tutto rispetto.
Ancora una volta, noi siamo stati a guardare.

Per anni qui abbiamo aperto negozi, bar, pizzerie, smettendo di produrre e di inventare..
Nel giro di pochi anni, anche il commercio si è impoverito. visto che si è fatto trovare impreparato di fronte ai colossi del commercio internazionale organizzato on line e off line.

Insomma, siamo messi male.
Urge che torniamo a inventare e a produrre. 
E prim’ancora,  dobbiamo tornare a studiare.

E finiamola con le formazioni gratuite o “di sistema”, in cui l’unica chance che si offre è, ancora una volta, una fonte di assistenzialismo che porta soldi nelle tasche dei soliti noti.

La formazione vera è quella che viene offerta da fonti di successo, sufficientemente accreditate da riscontri pratici, concreti.

La formazione autentica è quelle che mette le aziende al pari con il mercato internazionale. Non è quella del “come aprire una pagina Facebook o un sito web” o quella del “vieni che è tutto gratis perché c’è mamma Regione che paga”. La formazione seria si fa spesso all’estero, dove sono avanti anni luce rispetto a noi!

Basta speculare sulle povere teste degli imprenditori locali, spesso infarcite di paroloni vuoti come “fare rete”, “valorizzare”, “promuovere”, “fare marketing”.

Per tornare a produrre, le imprese devono avere un riferimento chiaro ed inequivocabile circa la strada da seguire che non è quella del “presento un progetto per allevare le lumache che la Regione me lo finanzia”.

Per tornare a produrre, bisogna tornare a studiare seriamente i mercati, imparando ad analizzare i concorrenti, le tendenze, i bisogni, i desideri, le paure.

E infine, smettiamo una buona volta di parlare genericamente di marketing.

Iniziamo invece a parlare di vendite.
Il motore delle imprese non è l’E Commerce in sé, il sito web o la pagina Facebook.

Il motore delle aziende che vogliono tornare a produrre è il modello strategico che non prescinde mai da un corretto approccio al mercato fatto di ricerche, consultazione di dati e di tendenze, di analisi di quello che c’è già, di originalità, piani strategici e operativi basati su precisi obiettivi da raggiungere sia nel breve che nel medio lungo termine.

Il marketing in sé non produce nulla se alla base non vi è una conversione culturale che riparte dalla logica delle cose.

Affinché torniamo a inventare e a produrre dobbiamo capire quali bisogni e desideri siano ancora insoddisfatti e quante paure siano ancora da affrontare con soluzioni efficaci e concrete.

Ci sono già fior di imprenditori di successo che queste cose sono riuscite ad applicarle grazie ad un metodo scientifico basato su un approccio logico e non del “mi butto, vediamo come mi va”.

Fatevi aiutare da chi, come noi, può offrirvi delle garanzie attraverso la formula “Imprenditori di Successo” che trovate cliccando su questo link ==> www.imprenditoridisuccesso.it

Torniamo a inventare e a produrre.
Insieme ce la possiamo fare!

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Taranto deve tornare a produrre photo credits: Vincenzo Risolvo
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