Distretto Ionico: l’idea che trasforma Taranto in laboratorio del contemporaeo

Angelo Raffaele VillaniAngelo Raffaele Villani propone per Taranto e provincia l’idea di un Distretto Ionico, ovvero un Laboratorio del Contemporaneo che si farebbe portatore di sistemi sostenibili di sviluppo economico locale, alternativi alla tradizionale produzione di beni (specialmente quello industriale), aprendosi al settore quaternario e al mondo dei servizi avanzati.

Intervista ad Angelo Raffaele Villani, l’architetto creativo e sognatore che immagina un futuro differente per Taranto e la sua provincia:

Conoscendo i problemi di Taranto e provincia, qual è la tua proposta per il cambiamento?
Premesso che Taranto è una città martoriata per un destino “a prescindere” che vive di contraddizioni ataviche e che necessita urgentemente di una visione nuova, strutturale, oltreché di un generale ripensamento del proprio assetto socio-economico, penso che ogni possibile progettualità debba essere allargata ad un Sistema Territoriale di Attrattività Multidisciplinare, basato su principi di eco sostenibilità, equità, legalità e solidarietà. Taranto ha fortissime potenzialità, ma che espresse autonomamente, risulterebbero vane per un rilancio vero e duraturo.
Analizzando da alcuni anni il territorio, a mio avviso, le progettualità da mettere in campo sarebbero quindi più complesse e da analizzare tenendo in debito conto le eccellenze del territorio – intendo qui l’ambito provinciale – facendo leva su peculiarità forti e caratterizzanti. Un completarsi reciproco, che diventa forza osmotica.

Distretto IonicoE quindi, da dove credi che occorra partire?
Penso ad un rilancio di Taranto e del territorio ionico per il quale si faccia sistema, partendo da due concetti fondamentali: la “Bellezza” e il “Contemporaneo”.  Concetti imprescindibili, a mio avviso, che poggiano fondamenta solide sulla storia e sulla cultura dei luoghi – culla della Magna Grecia, città di origini spartane, ma anche territorio Terra dei Messapi – che necessariamente dovranno andare oltre, trasformandosi in altro. La sfida è nel futuro.
Anche lo stallo culturale va superato. Va superato il compiacimento un po’ provinciale del fascino della propria storia, all’interno di un recinto angusto. Una verità che racconta sempre se stessa, stanca, noiosa.
Taranto ha necessità di sfide più ampie, e il suo essere “contenitore vuoto” risulta la vera forza di questo territorio.
Il recupero del valore di “Bellezza”, nella sua accezione più ampia, necessita d’interventi strategici su tutte le possibili emergenze del nostro ricco territorio. Una storia eccezionale che il passato ci ha consegnato e che dobbiamo tutelare e valorizzare, una conformazione urbana unica, patrimonio artistico ed architettonico di coralità e di grandi unicità, con affaccio su due mari, con un’isola di grande bellezza e con un borgo dalle altrettante peculiarità, ma ancora una natura ed un clima clementi, tradizioni secolari e ricchezza di gusti antichi: da qui sarebbe giusto che partisse tutto. E’ la varietà il punto di forza del nostro territorio.

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Veniamo al punto. Qual è il tuo progetto?
Per illustrare brevemente l’idea, partiamo dal concetto di DISTRETTO CULTURALE.
Il Distretto Culturale è un modello alternativo di organizzazione del territorio, un “sistema a rete” costituito da una serie di nodi strategici e di interconnessioni di servizio con il territorio, infrastrutture territoriali e servizi ed attività di supporto, che faccia delle risorse culturali il nucleo centrale di propulsione di un complesso motore, strutturato su nuovi parametri di economia, non tradizionali.
Un modello di sviluppo locale che si caratterizza per l’intersezione tra sviluppo economico, sociale e ambiente, producendo beni basati sul know-how e sulle peculiarità del territorio.
Il Distretto Culturale è una conquista recente, ma non troppo da non poter essere storicizzata.
Si aprono musei, si sperimentano forme sempre più ardite e avanzate di disseminazione delle attività culturali nel tessuto della città, favorendo l’insediamento di artisti ed attuando processi di riqualificazione urbana ed interventi pilota dei nodi strategici. Si vedano in Europa i casi pilota di Berlino o Bilbao.
Ma processi di ripensamento globale imperniati sui valori della cultura, e successivi a momenti profondi di crisi urbane, li ritroviamo ormai un po’ ovunque: ad Austin, Linz, Liverpool, Stoccolma, Denver, Manchester, Valencia e Dortmund, grazie anche alle intelligenti sinergie tra politiche pubbliche ed iniziativa privata.
E’ naturale che una vera strategia di riconversione operi strutturando un piano di marketing territoriale e costruendo un Brand riconoscibile e rappresentativo di realtà territoriali differenti. Cultura, Ambiente e Turismo, Servizi, ma tutto di qualità vera. Destagionalizzazione del comparto turistico, che tengano in conto le nuove esigenze del turista e le nuove tempistiche del turismo, profondamente cambiate rispetto agli anni passati.
Il progetto si sostanzia nella creazione (o potenziamento) di alcuni forti poli di attrazione territoriale (volani culturali strutturali) attorno ai quali cucire mondi di economia del settore terziario e quaternario, partendo dalla città fino ad arrivare ai principali nuclei urbani della provincia, forti delle proprie specificità.
Il DISTRETTO IONICO trasformerebbe Taranto e la sua provincia in un Laboratorio del Contemporaneo.
Il progetto si farebbe portatore di sistemi sostenibili di sviluppo economico locale, aprendosi al Settore Quaternario e al mondo dei servizi avanzati, con aziende che baserebbero il proprio core business sul know-how e sui servizi intellettuali, come la ricerca e sviluppo.
In tal direzione, il LABORATORIO TARANTO si trasformerebbe in fucina della Cultura e della Creatività a 360° (architettura, musica, cinema, teatro, design, fotografia, poesia, letteratura, moda, ecc.), potranno vestirsi di priorità, trasformarsi in concreti mezzi di attrazione, programmati per operare in stretta interconnessione e come parti di un insieme più ampio e mai come fattori isolati.

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L’output del Progetto si articolerebbe secondo tre direttive:

CONCENTRAZIONE ATTIVITA’ CULTURALI DI QUALITA’

Benefici immateriali (morali e di qualità della vita) e materiali per la collettività locale, attraverso lo sviluppo e diffusione della Cultura del Contemporaneo di qualità a 360° (arte, design, musica, teatro, creatività), in sinergia con tipicità forti del territorio (rivalutazione di brani storici e culturali, tradizioni, ambiente);

VISIBILITA’ MEDIATICA E DI IMMAGINE | CULTURA COME BRAND

Operazioni di rivalutazione mediatica in cui Cultura ed interventi mirati di marketing territoriale proporrebbero Taranto e il territorio in veste rinnovata e di eccezionale attrattività multisettoriale.

CRESCITA ECONOMICA

Crescita socio-economica per il territorio, sulla scorta di realtà sperimentate nei Distretti Culturali. Un nuovo LABORATORIO TERRITORIALE DELLA CONTEMPORANEITA’, nell’idea di stimolare la nascita di Luoghi di Produzione di Cultura Contemporanea. Un laboratorio della creatività, aperto agli interscambi, creando sinergia tra alcune realtà esistenti già sul territorio, pubbliche e private, ma creandone di nuove. Una struttura ricettiva multicanale “a rete” ampia ed appetibile per il turismo culturale. Da qui, l’innesco di scintille moltiplicatrici d’interesse per la struttura economica del territorio: turismo, artigianato, ristorazione, servizi.

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Qual è il primo passo da fare?
Il primo passo sarà la creazione di uno staff operativo professionale, motivato, competente ed eterogeneo per specificità disciplinari. Architetti, designer, geologi, ingegneri, psicologi, operatori web e figure specializzate in comunicazione, creativi, consulenti d’impresa, project manager.
Coinvolgimento delle parti sociali direttamente o indirettamente interessate, anche se marginalmente – Enti ed Istituzioni, mondo dell’imprenditoria locale, associazionismo – programmando incontri informativi, di adesione e supporto al Progetto.

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E il secondo?
Il secondo passo corre parallelamente al primo, ed è la ricerca di fondi, innanzitutto per coprire i costi della ricerca nelle fasi preliminari di progettazione e per un inizio sperimentale del progetto. I fondi si rendono necessari perché Cultura e Ricerca hanno costi specifici e necessari da coprire. La Cultura e la Ricerca non sono hobby dilettantistici. Non sarebbe Cultura altrimenti, o non intesa almeno come Bene, materiale e immateriale, tale da poter creare ricchezza, nell’accezione più ampia del termine.

Quali potrebbero essere i risultati attesi già nel primo anno?
Il primo anno, quale tavolo di riscontro per il DISTRETTO IONICO, verificherebbe in itinere quattro risultati:

A) creazione del gruppo di lavoro eterogeneo, con figure professionali competenti per settori di applicazione;

B) istituzione di un tavolo periodico di confronto, con livelli Istituzionali diversi, imprenditori ed associazioni, finalizzato al confronto e soluzione di problematiche diverse, agevolazione delle procedure e facilitazione delle attività previste;

C) sensibilizzazione e massima diffusione del Progetto tra la popolazione;

D) inizio delle attività di programmazione a titolo sperimentale.

Con quali mezzi pensi di ottenere i primi risultati?
Per la copertura dei costi iniziali, ma anche per l’avvio del progetto, si potrebbero strutturare idonee campagne di sensibilizzazione sociale e di coinvolgimento economico con il crowdfunding, oltre al diretto coinvolgimento di figure istituzionali – comuni coinvolti, provincia, regione, GAL territoriali, associazioni di categoria – e figure private e sponsors. I costi successivi potrebbero essere coperti da finanziamenti europei e fondi strutturali, oltre al naturale supporto degli enti e degli attori coinvolti, come parti attive del Progetto, e la successiva messa a regime delle attività che dovranno in primis produrre delle economie. Un Distretto Culturale è un’operazione di coinvolgimento corale e la coralità degli attori dovrà necessariamente essere in prima linea a supporto del Progetto.

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