Dal 30 aprile al 10 maggio 2026 Taranto si ferma per il suo patrono. Undici giorni di celebrazioni religiose e civili, una processione a mare con la Nave Cheradi della Marina Militare, un Palio storico, concerti, convegni e fuochi pirotecnici. È la festa più sentita dell’anno, quella in cui la città si racconta a sé stessa attraverso il santo che quattordici secoli fa scelse di restare qui per sempre.
La Festa di San Cataldo 2026 si celebra dal 30 aprile al 10 maggio, undici giorni di programma religioso e civile costruiti dal Comitato Festeggiamenti, dall’Arcidiocesi di Taranto, dal Comune e dalla Provincia.
È una festa che non si esaurisce in una processione e qualche fuoco d’artificio. È un calendario che intreccia liturgia, cultura, sport, musica, impegno civile e tradizione marinara, e che merita di essere raccontato per intero perché ogni giornata ha il suo significato e il suo perché.
L’apertura: l’intronizzazione e i primi giorni di preghiera

Tutto inizia giovedì 30 aprile alle 18.00 in Basilica Cattedrale, con il solenne rito di intronizzazione del simulacro argenteo e l’ostensione delle reliquie del santo. È il momento in cui Cataldo viene riportato simbolicamente al centro della città, e da lì parte un cammino quotidiano fatto di celebrazioni eucaristiche tematiche che coinvolgono di volta in volta una parte diversa della comunità diocesana.
Venerdì 1 maggio è dedicato alla preghiera delle comunità del cammino Neocatecumenale. Sabato 2 maggio è la Giornata del Mondo Francescano, in occasione del Giubileo straordinario, con tutte le realtà francescane del territorio. Domenica 3 maggio è il giorno delle Confraternite di tutta l’Arcidiocesi, con il pellegrinaggio che parte alle 10.00 dall’Istituto Maria Immacolata e arriva alle 11.30 in Basilica Cattedrale per la celebrazione presieduta da monsignor Filippo Santoro, arcivescovo emerito di Taranto. Nel pomeriggio le reliquie partono in pellegrinaggio per Cariati, in Calabria, dove San Cataldo è compatrono.
Lunedì 4, martedì 5, mercoledì 6 e giovedì 7 maggio si succedono le giornate dedicate rispettivamente all’evangelizzazione, agli anniversari sacerdotali, alle famiglie e alla pace. Mercoledì 6 maggio l’arcivescovo metropolita monsignor Ciro Miniero presiede la celebrazione con il rinnovo delle promesse matrimoniali, un momento molto sentito dalle famiglie tarantine. Giovedì 7 maggio, invece, alle 18.30 c’è In rete per la pace, il momento di preghiera con l’offerta dell’olio per la lampada della pace da parte delle amministrazioni comunali della provincia di Taranto.
Venerdì 8 maggio: la Processione a Mare sulla Nave Cheradi
E poi arriva venerdì 8 maggio, e Taranto si prepara al momento che molti aspettano tutto l’anno. La Processione a Mare. Quella che racconta in un solo gesto perché Cataldo è arrivato qui, perché è restato, e perché questa città ha un legame con il mare che nessuna città industriale potrà mai cancellare.
Alle 12.00, nella Cappella del Santissimo Sacramento della Cattedrale, c’è la Supplica alla Madonna di Pompei e la preghiera per il Santo Padre Leone XIV nel primo anniversario della sua elezione. Alle 18.00, in Basilica, la Liturgia della Parola è presieduta dall’arcivescovo Ciro Miniero, e durante la celebrazione il simulacro del Santo Patrono viene consegnato simbolicamente al sindaco di Taranto, il dottor Pietro Bitetti. È un gesto che ha un peso enorme: la Chiesa affida la città alla protezione del santo attraverso le mani del primo cittadino.
Subito dopo parte la Processione a Mare. Il corteo si muove da piazza Duomo, attraversa largo Arcivescovado, corso Vittorio Emanuele II e arriva alla banchina Sant’Eligio, dove il simulacro viene imbarcato sulla Nave Cheradi della Marina Militare. La Cheradi esce dal canale, attraversa il Mar Grande seguita da decine di pescherecci e barche di tarantini, con le sirene spiegate, e raggiunge il Castello Aragonese. Lo sbarco al Castello e la processione di rientro per piazza Castello, via Duomo e piazza Duomo chiudono una giornata che ogni tarantino, prima o poi nella vita, deve vivere almeno una volta.
Domenica 10 maggio: la solennità del patrono

Sabato 9 maggio è la Giornata dell’istituzione dei ministeri laicali, con la concelebrazione presieduta dall’arcivescovo Miniero alle 17.00 e il conferimento dei ministeri laicali. Ma il cuore liturgico della festa arriva la domenica successiva, il 10 maggio, giorno della Solennità di San Cataldo, vescovo, Patrono della Città e dell’Arcidiocesi di Taranto. Non è una data scelta a caso: è l’anniversario del ritrovamento del sarcofago del santo, avvenuto il 10 maggio del 1071 durante i lavori per la ricostruzione del Duomo.
La giornata si apre alle 9.00 con la celebrazione eucaristica. Alle 11.00 c’è la Commemorazione dell’Inventio Corporis Sancti Cataldi e l’ostensione della crocetta aurea, presieduta da monsignor Emanuele Ferro, parroco della Basilica Cattedrale. La crocetta è quella che fu trovata accanto al corpo del santo nel 1071, con il nome Cataldus inciso a caratteri latini, e oggi è custodita al Museo Diocesano di Taranto. Vederla esposta in questa giornata è uno di quei momenti che restano addosso, perché tieni in mano un pezzo di storia di quattordici secoli fa.
Alle 11.30 c’è una celebrazione molto sentita, quella con l’affidamento di tutte le mamme nel giorno della Festa della Mamma. Alle 17.00 la solenne celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo Miniero, con il rinnovo dell’obbedienza al successore di San Cataldo. Alle 18.30 parte la grande processione con il simulacro del santo che attraversa la città intera: piazza Duomo, largo Arcivescovado, corso Vittorio Emanuele II, piazza Castello, ponte San Francesco di Paola, corso Due Mari, lungomare Vittorio Emanuele III, via Anfiteatro, via Berardi, piazza Maria Immacolata, via D’Aquino. Un percorso che lega la città vecchia al Borgo, l’antico al moderno, in un cammino che è anche metafora della Taranto di oggi.
La processione si conclude con l’allocuzione dell’Arcivescovo dal balcone della Chiesa Madonna del Carmine e la Benedizione Papale con Indulgenza Plenaria. Poi il rientro per via D’Aquino, via Margherita, via Matteotti, piazza Castello e via Duomo.
Il programma civile: scuole, sport, musica e cultura della legalità
Accanto al programma religioso, il Comitato Festeggiamenti ha costruito quest’anno un programma civile di altissimo livello, articolato su tutti gli undici giorni di festa. Si apre con le Giornate Cataldiana della Scuola, dedicate ai ragazzi delle scuole tarantine, e prende subito una direzione precisa.
Lunedì 4 maggio alle 9.30 al Teatro Fusco c’è Le parole disarmanti, un incontro intitolato La mafia non è musica, dedicato agli alunni della scuola secondaria di secondo grado. La testimonianza è quella di Luisa Impastato, nipote di Felicia e Peppino Impastato, presidente della Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato. Una scelta forte e coraggiosa, perché parlare di legalità ai ragazzi attraverso la storia di una famiglia che ha pagato in prima persona il prezzo della lotta alla mafia significa fare educazione civica nel modo migliore possibile.
Martedì 5 maggio è la giornata I luoghi del santo tra storia e leggenda, dedicata ai bambini della scuola primaria e secondaria di primo grado, con un percorso narrato da Giovanni Guarino tra Duomo, MUDI e Palazzo Troilo. Mercoledì 6 maggio è la giornata Insieme, in collaborazione con UISP, con una mattinata sportiva nei campetti di San Giuseppe insieme agli ospiti dei centri diurni, e a seguire una merenda nel centro San Gaetano offerta da Mariscuola Taranto.
Giovedì 7 maggio alle 16.30, nel Salone dei Vescovi dell’Arcivescovado, c’è Le città visibili, un incontro tra le amministrazioni comunali della Provincia ionica per parlare di sostenibilità, accessibilità e qualità della vita dei comuni, con l’idea di mettere le periferie al centro. Conduce Emilio Casalini. È il tipo di evento che dimostra come la festa di San Cataldo, oltre alla dimensione religiosa, sia diventata anche un’occasione di confronto serio sul futuro del territorio.
Il Palio, il Premio Cataldus d’Argento e i grandi concerti
Venerdì 8 maggio alle 17.00 Taranto ospita Il Palio di Taranto, una storica manifestazione che celebra la vocazione marinara della città con gare di barche a remi. Una tradizione che mette in mare i quartieri e li fa sfidare nelle acque che hanno fatto la storia di questa città. Alle 20.45 in Piazza Castello c’è il Concerto della Fanfara della Marina Militare, La Fanfara di Presidio del Comando Marittimo Sud Taranto diretta dal Maestro Primo Luogotenente Michele Di Sabato. Un appuntamento che ogni anno richiama tarantini di tutte le età.
Sabato 9 maggio alle 9.30 in Arcivescovado si tiene il convegno Disarmare le parole, con relatori di altissimo profilo: monsignor Ciro Miniero, Massimo Ferrarese per i Giochi del Mediterraneo, il sociologo Massimiliano Padula, frate Ibrahim Faltas direttore della Terra Santa School e l’operatore umanitario Gennaro Giudetti. Coordinano Mimmo Mazza, direttore della Gazzetta del Mezzogiorno, e la giornalista Marina Luzzi. Alle 20.00, nell’Atrio dell’Arcivescovado, c’è la Cerimonia di consegna del Premio Cataldus d’Argento, conferito dal Comitato Festeggiamenti e dalla Camera di Commercio di Taranto e Brindisi, con interventi musicali di Venti d’Arte APS e un viaggio musicale fra i popoli e le tradizioni del Mediterraneo.
Domenica 10 maggio, dopo la grande processione del simulacro, la festa si chiude in grande stile. Alle 20.30 in Piazza Castello si tiene il concerto dei Terraross, una delle band più amate del territorio. Alle 23.30 va in scena lo Spettacolo Pirotecnico dal Castello, a cura della ditta ITRIA Fireworks di Martina Franca, e poi il DJ Set di DJ MadKid e MODDI MC al Monumento del Marinaio. Una chiusura che mette insieme tradizione e festa cittadina, sacro e popolare, esattamente come è giusto che sia.
Perché la Festa di San Cataldo è diversa dalle altre
Ci sono feste patronali in tutta Italia, e ognuna ha la sua bellezza. Ma quella di San Cataldo ha qualcosa che le altre non hanno. È una festa che racconta una città attraverso il mare. Una festa in cui il santo patrono viene letteralmente messo su una nave militare e portato in processione sulle stesse acque dove arrivò quattordici secoli fa. Una festa che ogni anno rifa quel primo approdo, quel primo incontro tra un uomo venuto da lontano e una città che aveva bisogno di lui.
Il programma 2026 è uno dei più ricchi degli ultimi anni. Undici giorni che intrecciano la dimensione spirituale con quella civile, l’omaggio alla tradizione con i temi del presente, il rito con il dibattito pubblico. Le Giornate Cataldiana della Scuola, il Palio, il Premio Cataldus d’Argento, il convegno Disarmare le parole, le testimonianze sulla cultura della legalità: tutto questo dimostra che a Taranto la festa del patrono non è un appuntamento di facciata, è un momento in cui la città si interroga su sé stessa, sul proprio futuro, sui propri valori.
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