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Le murici, la porpora e l’antica collina dei coccioli sotto Villa Peripato

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Le murici rappresentano un preziosissimo e ricercatissimo piatto della cucina tarantina e, allo stesso tempo, sono l’antica fonte dei pregiati colori purpurei di antichi mantelli e materia prima per le officine sul Mar Piccolo

Le murici, chiamati anche “Lumache di mare” o, a Taranto, “Coccioli” sono dei molluschi dall’aspetto inconfondibile e dal sapore davvero particolare.

Sono caratterizzate all’esterno da una conchiglia lunga circa 6 centimetri, dalla particolare forma a clava, stretta in basso e larga nella parte superiore.
Nella parte superiore, vi è una vistosa fessura da cui viene estratto il mollusco, protetto da un piede calloso che consente al mollusco di spostarsi in mare e di proteggersi.

Le murici sono note in particolare per il loro sapore unico.
Hanno infatti un gusto intenso, deciso, una vera prelibatezza. 

In cucina, vengono proposti come antipasto oppure, come secondo piatto, possono essere cucinati in umido, in zuppe, nei sughi.

Ai tempi degli antichi greci, le murici erano invece utilizzate per la lavorazione della Porpora.

Le Murici erano infatti disponibili in misura copiosa nei mari tarantini, particolarmente nella zona del Mar Piccolo in prossimità della Villa Peripato: qui, i nostri nonni, infatti, ricordo la collina dei Coccioli (“Munt d’ l’ Cueccl”).

Da queste parti, una volta estratto il mollusco, le conchiglie venivano abbandonate in una misura talmente abbondante da essersi formata una collina, la Collina dei Coccioli.

Da ogni singolo mollusco, veniva estratto una sola goccia di colore.
Per realizzare un mantello, ne servivano migliaia.
Perciò, i manufatti realizzati con la porpora erano particolarmente ambiti e soprattutto costosissimi e appannaggio solo delle classi molto agiate.

La preziosissima Porpora era destinata alla colorazione in particolare delle famosissime lane della zona, altra attività fiorentissima del territorio.

Virgilio racconta che le lane tarantine erano talmente preziose che i pastori, per preservarle, usavano far dei cappotti di pelle alle pecore.

Le lane erano poi usate in loco, la ricchezza di Taranto permetteva a molti cittadini di usarne con dovizia o esportate, particolarmente a Roma dove la Porpora era un grande segno di distinzione, come ancora oggi, visto che è ancora il segno di distinzione dei cardinali a dimostrazione di quanto la Chiesa Cattolica sia quel che resta dell’Impero Romano.

Nella Taranto antica, l’industria della porpora ebbe un grande sviluppo, per due motivi principali: l’enorme quantità delle specie che vivono nel nostro mare e il lusso smodato dai Tarantini.

La tradizione vuole che le officine della porpora erano situate lungo la spiaggia orientale del mar piccolo; nell’illustrazione di Filippo Girardi, è riportato il classico schema con la presenza delle originarie sorgenti (sparse per tutta la città). 

Nelle foto che seguono, osserviamo alcune immagini che ritraggono vesti, mantelli color porpora dell’epoca e una statuetta di figura femminile con manto porporino (risalente al IV° sec. a.C.) conservata al Museo Archeologico Nazionale di Taranto (Ph.: di Carmine Puzo).

statuetta di figura femminile con manto porporino (risalente al IV° sec. a.C.) conservata al Museo Archeologico Nazionale di Taranto (Ph.: di Carmine Puzo)