Ogni primo di Settembre si celebra la Madonna del Tara e in tanti compiono il rituale bagno nelle acque del fiume miracoloso (secondo molti)
Ogni anno, all’alba del 1° settembre, le sponde del fiume Tara si trasformano in un palcoscenico unico, dove si rinnova una delle tradizioni popolari più antiche e sentite del territorio tarantino: il rito della Madonna del Tara.
Un appuntamento che intreccia fede, memoria e identità, capace di resistere al tempo e di sopravvivere ai cambiamenti di una città che, troppo spesso, rischia di dimenticare le proprie radici.
La celebrazione si apre con la recita del Santo Rosario. Poi arriva il momento più atteso: i fedeli, giovani e anziani, entrano nelle acque del fiume. È un gesto antico, tramandato di generazione in generazione, che porta con sé il senso della purificazione, della speranza e della guarigione.
Le acque del Tara, considerate da sempre miracolose, hanno alimentato leggende e racconti di guarigioni. Ma, al di là del mito, ciò che rimane intatto è la forza simbolica di un bagno collettivo che unisce spiritualità e legame con la natura.
In questo scenario si ritrova la semplicità di una piccola statua della Madonna, le voci corali delle preghiere e l’abbraccio del fiume. È proprio questa essenzialità a dare forza alla tradizione: il richiamo a un tempo in cui fede e quotidianità erano inseparabili, e in cui i riti comunitari rappresentavano il cuore della vita popolare.
Celebrata al termine dell’estate, la Madonna del Tara è anche occasione di incontro e condivisione. Dopo la funzione religiosa, le famiglie si fermano lungo le sponde per consumare insieme il cibo portato da casa. Così la devozione si trasforma in festa, in socialità, in comunità.
Ma il rito custodisce anche un messaggio più profondo: in un territorio segnato dall’industrializzazione e dalle sue ferite, la Madonna del Tara ricorda a tutti l’urgenza di proteggere ciò che resta autentico e vitale.
Partecipare significa riconnettersi con le radici di Taranto e, allo stesso tempo, immaginare un futuro in cui tradizione e rispetto dell’ambiente tornino a essere bussole di rinascita.
La leggenda del fiume Tara
Si è sempre creduto che le acque e i fanghi avessero proprietà terapeutiche. Secondo un’altra leggenda, un giorno un proprietario terriero della zona aveva dato ordine a un contadino di uccidere un vecchio asino, che non era più buono a lavorare, gettandolo nelle acque del fiume. L’uomo gettò la bestia nelle acque fredde del fiume, ma un altro contadino, impietosito dallo sguardo dell’asino, lo tirò fuori, lo accarezzò e lo coprì di fango raccolto con le mani.
L’asino ritrovò subito le forze che s’erano inaridite. Ringiovanì come nelle favole, e da allora gli uomini e le donne dei paesi a ridosso della cintura settentrionale della città hanno ritenuto che il fiume, le sue acque blu e i suoi fanghi avessero poteri miracolosi.
Vuoi saperne di più sul fiume Tara, detto fiume dei miracoli? Clicca qui www.madeintaranto.org/fiume-tara-fiume-dei-miracoli/
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