Il futuro del commercio a Taranto: ecco chi prospera, chi sopravvive e chi chiude

chissà perché quando si parla del futuro del commercio a Taranto, leggiamo solo notizie devastanti, eppure c’è chi prospera e si evolve

(credits photo Dino Spino)

Al costo di attirarmi la rabbia di chi non ce l’ha fatta e ha abbassato definitivamente la saracinesca, ho deciso di analizzare ciò che ruota intorno al futuro del commercio a Taranto.

Non sono così presuntuoso da pensare di avere la ricetta della felicità in tasca, giacché sono davvero molteplici i fattori che contribuiscono a delinearne gli scenari. Posso però analizzare da vicino le testimonianze di alcuni imprenditori che del commercio hanno fatto la propria vita.

Fatto sta che quando si parla del futuro del commercio a Taranto, c’è la tendenza a scrivere fiumi di parole raccontando scenari a tinte fosche e spesso si tralascia chi invece prospera, si evolve e addirittura fa passi da gigante.

Certamente i numeri non sono incoraggianti.
Né ci sfugge il panorama desolante dei sempre più numerosi negozi chiusi, abbandonati, nonostante un recente passato glorioso, fatto di insegne altisonanti e nomi prestigiosi.

Le passeggiate tra le vie della città tracciano un quadro poco positivo della situazione commerciale. Persino lo scarso turn over lascia presagire scenari inquietanti.

A fronte di tante chiusure, sono poche le vetrine che tornano ad illuminarsi grazie all’iniziativa di qualche coraggioso giovane imprenditore.

Come in ogni analisi, mantenersi lucidi e attenti anche in situazioni estreme aiuta ad essere coerenti con la realtà dei fatti, a differenza di quello che certi soggetti (portatori di interessi politici) vogliano far passare.

Il futuro del commercio a Taranto è tutt’altro che roseo, ci dicono.

Eppure, ci sono dati che confutano le teorie di chi oggi legge solo freddi numeri, senza entrare troppo nel merito, vuoi per convenienza, vuoi per incapacità.

Perciò, prima di passare ad analizzare il futuro del commercio a Taranto, sento il dovere di operare un paio di considerazioni che, ne sono certo, scateneranno le ire di chi vive attaccato ad un ruolo politico e poco pragmatico, oppure al proprio stipendio.

La prima considerazione è che, in tempi di vacche grasse, siamo tutti bravi a fare gli imprenditori.
Quando il mare è calmo assai, siamo tutti marinai… direbbe qualcuno.

Mi spiego meglio: fintanto che i soldi girano, la gente lavora, le banche fanno prestiti e c’è ottimismo, siamo tutti bravi e capaci a fare gli imprenditori. Le cose diventano complicate quando la domanda cala, i clienti scarseggiano e i soldi pure.

Analizzando la situazione per quella che è senza ipocrisie, negli ultimi anni il ceto medio è praticamente scomparso.
Aumenta drammaticamente il numero di famiglie mono-reddito così come quello dei poveri.

Nello stesso tempo, cresce il numero dei ricchi.

Osservando il fenomeno con gli occhi dei veri analisti, quasi il 60% della popolazione giovane tarantina è disoccupata.

La situazione più drammatica riguarda i poveri assoluti la cui percentuale si aggira intorno al 7%.

Il saldo nel numero delle imprese attive (41.171) nel 2016 si è assestato intorno al +0,3%, facendo registrare anche l’occupazione che sale a +2.700 unità.

Nel 2015 in provincia di Taranto le persone in cerca di un lavoro sono aumentate del 4% rispetto al 2014.

Fino ad ora, quindi, per ogni attività chiusa, se ne è aperta un’altra, lasciando il saldo pressocchè invariato.

Il dato sconfortante concerne invece la tipologia di negozi e imprese che continuano ad aprirsi ripetendo errori già visti e che gettano grandi ombre sul futuro del commercio a Taranto.

Si perché i nuovi negozi e imprese che aprono riguardano quasi sempre spin off e attività che rivendono merci prodotti da terzi, servizi poco innovativi e merci che si rivolgono a mercati già saturi oppure altamente competitivi in cui le barriere all’entrata sono alte.

Nulla di nuovo insomma.
Così non si va da nessuna parte.

Si continua ad aprire serrande senza prima avere contezza del mercato, dei livelli di domanda e offerta, dei bisogni e dei desideri.

Non si tiene ancora abbastanza conto della misura della realtà. Non si tiene conto della popolazione che invecchia, della domanda latente, dei giovani che vanno via, dei turisti che vengono e delle nuove esigenze dipendenti da fattori climatici, industriali, economici mondiali o da elementi di criticità stagionale o comunque periodica.

Si continua a navigare a vista, con negozi e imprese che aprono sulla base di istinti molto personali, senza tener conto di un mercato che va spesso al di là delle nostre fragili convinzioni.

E allora veniamo al dunque: quale sarà il futuro del commercio a Taranto?

Ci sono due risposte.
La prima è ottimista, perché tiene conto che questa città è popolata da intelligenze che hanno deciso di evolversi prescindendo dai propri desideri o da certi voli pindarici..
Il futuro del commercio a Taranto sarà a tinte rosee se, una volta per tutte, si tornerà a produrre.

Per troppi anni siamo stati assoggettati a quell’unica forma di produzione che è dell’Ilva e dell’Eni.
Siamo diventati la città dell’acciaio e del petrolio.

E ciononostante, a nessuno è venuto mai è venuto in mente di produrre viti e bulloni pur in presenza del vantaggio strategico legato alla sussistenza della più grande fabbrica dell’acciaio.

Si lo so, starai pensando che il ragionamento è troppo semplicistico ma.. la realtà è proprio questa.
Per cinquant’anni ed oltre, ci siamo tenuti i fumi delle industrie senza mai ricavarne un qualche vantaggio. Ci siamo tenuti la morte senza mai pensare che avremmo dovuto alzarci le maniche e metterci seriamente al lavoro.

In cinquant’anni di Ilva ed Eni, sono sorte centinaia di imprese di pulizie, di aziende conto terziste e negozi che – guarda caso – hanno rivenduto (e quindi neanche prodotto) pezzi di ricambio industriali al prezzo più alto possibile facendo leva su conoscenze o favori personali. Zero manifattura se non qualche sporadico caso qui e là. Zero inventiva. Zero iniziativa. E’ questa la verità. Inutile girarci attorno. Non conviene a nessuno.

E oggi la situazione è immutata.
Lo confermano le parole dell’assessore Capone che ha detto molto chiaramente che i soldi ci sono, ma non ci sono domande di finanziamento da parte di stelle nascenti.

Zero, zero assoluto.

Il futuro del commercio a Taranto dipende da noi, soprattutto dall’urgenza di cambiare prospettiva.

Le attività commerciali o produttive che oggi prosperano sono poche.
Quelle che sopravvivono pure.

Per rilanciare il futuro del commercio a Taranto, dobbiamo ripartire dalle esperienze positive, dalle migliori pratiche.

E le migliori pratiche sono quelle delle aziende che si sono re-inventate puntando dritto alla soddisfazione di nicchie di mercato in cui si annida la famosa domanda latente, quella cioè che ha bisogno di essere sollecitata per venire fuori.

Dobbiamo fare cose nuove, fare cose di cui c’è bisogno, di cui c’è richiesta.

La struttura di mercato nel tarantino oggi è più semplice rispetto al passato: occorre focalizzare il target che si decide di servire e contemporaneamente comprendere se quel target possa permettersi di acquistare ciò di cui ha bisogno.

Contrariamente a ciò – ed è questa la risposta pessimista -, sono in tanti ancora a lanciarsi in iniziative imprenditoriali senza capire se ci sia spazio per loro, se ci sia una effettiva domanda in grado di soddisfare la nuova offerta immessa sul mercato.

Troppo spesso si assiste a logiche basate sul prezzo.

Si apre un’azienda perché troppo convinti del fatto che, mettersi a vendere la stessa roba degli altri ma ad un prezzo più basso, sia la strategia vincente. In effetti lo è, peccato che dura solo per pochi mesi. Poi, si batte cassa e la risposta è amara. E allora giù serrande.

Gli errori si ripetono ma in pochi sembrano voler imparare.

Il futuro del commercio a Taranto dipende da noi.
Basta piangerci addosso.

Prendiamo esempio da aziende virtuose come Climatec che occupa una delle posizioni più prestigiose nel mercato del risparmio energetico. Climatec ha saputo distinguersi proponendo servizi innovativi e soprattutto unici, focalizzando il corretto target e il giusto rapporto prezzo/servizio.

Oppure prendiamo esempio da Windor che sta acquisendo sempre più quote di mercato nel settore degli infissi, puntando sulla specializzazione, la formazione e soprattutto sull’unicità della proposta commerciale che soddisfa specifici settori di mercato.

E che dire dei produttori di vino come Cantine Domenico Russo o il Frantoio Bitetti di Ginosa che hanno deciso di puntare sulla specificità di prodotto, in particolare sul biologico con proposte in grado di uscire dai soliti schemi commerciali.

Ottimo anche l’esempio del Caseificio VB che si distingue sul panorama locale con prodotti originali e tradizionali come la mozzarella anni 60, la risposta al bisogno del recupero di antiche abitudini alimentari nel rispetto delle possibilità economiche individuali. C’è gente che può permettersi di mangiare meglio e che è alla ricerca di prodotti all’altezza delle proprie aspettative. E’ chiaro che chi ha redditi bassi continuerà ad acquistare al discount.

Cito anche il caso de La Mediterranee, azienda che produce bio cosmetici utilizzando prodotti e materie prime derivanti da coltivazioni biologiche pugliesi. Non produce cosmetici per tutti a prezzi da discount, ma prodotti di qualità per chi è attento alla propria salute.

Risolleveremo le sorti del futuro del commercio a Taranto ripartendo da una corretta visione del mercato, da una strategia appropriata e soprattutto dalla focalizzazione del proprio business.

Made in Taranto non ha velleità politiche, per cui ti dirà sempre le cose come stanno.

Di certo il livello di tassazione, la mancanza di parcheggi, l’assenza di politiche economiche adeguate e di strategie in grado di risollevare i vari comparti industriali e commerciali non aiuta chi fa l’imprenditore.

Ma non possiamo far dipendere tutto sempre dagli altri o da un sindaco o un ministro che risollevi le sorti di una città.

Dobbiamo ripartire da una buona dose di logica imprenditoriale e tornare a mettere in primo piano l’esigenza di produrre cose che sono richieste da specifiche nicchie di mercato insoddisfatte e capaci di spendere per compensare le esigenze.

Made in Taranto ha riunito le migliori professionalità del marketing, del commercio, del fisco per darti tutto il supporto necessario a ripartire con slancio. 

Qualunque sia la tua situazione, abbiamo istituito uno staff di professionalità che comprende tutti gli aspetti legati al mondo dell’imprenditoria, compresi quelli legali, psicologici, sociali e fiscali. 

Già diverse aziende hanno toccato con mano questa nuova, potente, grande potenzialità per il proprio business.

Possiamo fornirti un metodo vincente capace di portarti al successo con la certezza della GARANZIA DI RISULTATO.

L’opportunità per te, il tuo negozio o la tua azienda si chiama IMPRENDITORI DI SUCCESSO IN 12 MESI.

Sono numerose le attività produttive e commerciali che hanno già accettato di fare insieme a noi un percorso verso la rinascita.

Il futuro del commercio a Taranto lo possiamo scrivere insieme.

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