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Il vino primitivo che ha più di 3.000 anni è pugliese ed è Biologico

Il “primo” vino lo si ottenne grazie agli Illiri che dai Balcani giunsero in terra tarantina. Fu poi commercializzato dai Fenici in tutto il Mediterraneo

La forma di coltivazione prediletta che ha dato origine al vino primitivo è quella ad alberello di matrice greca. Quella più affermata è appunto il Primitivo, ricca di contenuti storici, le cui radici affondano in una storia ultra millenaria.

La sua coltivazione giunse in terra jonica con ogni probabilità per mano degli Illiri, popolo oriundo dei Balcani che, più di mille prima della nascita di Cristo, s’insediò nelle nostre terre.

Il vino primitivo prodotto da questi vigneti fu poi commercializzato in tutto il Mediterraneo dai Fenici.

I romani, accanto alla parola “vinum”, utilizzavano la parola “merum” per indicare le qualità del nostro vino: schietto, sincero e che, a differenza degli altri vini, non era miscelato con acqua, miele, resine.

Da qui infatti discende il termine dialettale locale “mieru” .

Già Orazio decantava le lodi del nostro vino paragonando i “mera tarantina” al celebre Falerno della Campania. Non solo Orazio, anche Plinio il Vecchio raccontava delle nostre terre definendole “viticulosa”, cioè piena di vigne. E poi anche altri scrittori come Marziale, Ateneo, Varrone non perdevano occasione per tesserne le lodi.

Nell’epoca in cui la Puglia era detta Japigia, i Dauni coltivavano l’uva di Troia; i Peucezi coltivavano il Primitivo (merum) e i Messapi coltivavano il Negroamaro; nella fascia di confine tra Messapia e Peucezia (tra Brindisi e Taranto) le due culture si fondevano.

Nel Medioevo, con il diffondersi degli insediamenti rupestri, ad opera degli eremiti basiliani, il vitigno si diffuse in tutta la zona delle province di Bari e Taranto.

Ma fu alla fine del settecento che questo vino primitivo pugliese e, in particolare, tarantino venne veramente valorizzato ad opera del primicerio della chiesa di Gioia del Colle, Francesco Filippo Indellicati.

Questi osservò che uno dei vitigni, coltivati nelle sue vigne, giungeva a maturazione prima di tutti gli altri e dava un’uva particolarmente nera, dolce, gustosa, che si poteva vendemmiare già a fine agosto. Selezionò quella pianta e impiantò un vigneto tutto di quel tipo.

Nacque così la prima monocoltura di uva “primitiva”, così chiamata dall’Indellicati che ne contraddistingue la precoce maturazione.

In epoche successive si osservò poi anche che le coltivazioni di Primitivo attuate in prossimità delle zone di mare (Manduria) davano luogo ad un vino più colorato, più alcolico la cui coltivazione delle uve aveva la caratteristica forma ad alberello. 

Oggi il vino Primitivo viene prodotto con certificazione “biologico” dalle Cantine Amastuola ed è il frutto di una lavorazione artigianale che richiama fortemente la tradizione ma che impiega tecnologie avanzate (Scopri di più ==> https://www.cantineamastuola.it/it/la-selezione-dei-nostri-vini-biologici/primitivo-centosassi-vino-biologico/).

Oggetto di numerosi studi, premi e riconoscimenti di livello internazionale, il vino Primitivo di Amastuola è una vera e propria opera d’arte che attira sempre più gente da tutto il mondo.

Sempre più amanti del vino e del Wine Tasting giungono fino a qui per ammirare, peraltro, i vigneti più famosi del mondo, caratterizzati da morbide onde, disegnate da filari di vitigni che si snodano per chilometri di terre, intervallate da ulivi secolari. Ne ha parlato anche la nota rivista National Geographic.
Scopri di più: https://www.cantineamastuola.it/it/il-vigneto/

Masseria Amastuola
Masseria Amastuola
photo credits: Fernando Caruncho

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