Pupe e scarcelle: il sapore della Pasqua Tarantina

Pupe e Scarcelle tarantine sono dolci tipici di Pasqua che celebrano la Resurrezione e la Rinascita, un tempo identificata con l’arrivo della primavera

Dopo aver documentato la dolce Pecorella Pasquale, oggi passiamo alle Scarcelle.

Pupe e Scarcelle tarantine sono biscotti giganti che prendono la forma di bambole, colombe o ciambelle che custodiscono uno o più uova sode e ricoperte da zuccherini di vari colori.

Simboleggiano la rinascita, la nuova vita, la risurrezione dal peccato originale.

foto di Elena Policella

Il nome delle Scarcelle tarantine deriva dall’urgenza di scarcerare le uova sode imprigionate tra le strisce incrociate di pasta frolla.

Secondo la tradizione più antica, le uova sono da sempre simbolo di fecondità e di vita e si soleva mangiarle in onore dell’arrivo della primavera, come simbolo di rinascita di una nuova vita.

Successivamente i primi Cristiani hanno associato questa tradizione alla Rinascita di Cristo: l’uovo è diventato così simbolo di rinascita e quindi di Resurrezione.

La tradizione vuole anche che Pupe e Scarcelle tarantine vengano preparate durante la Settimana Santa e che in quei giorni da ogni casa si sprigioni il tipico profumo di biscotti cotti al forno, aromatizzati con il limone.

Le pupe sono quei dolci a forma di bambolina o cavalluccio – uno per ogni bambino della famiglia – mentre le scarcelle sono le ciambelle rustiche, decorate con uno o più uova sode infilate nell’impasto e fermate da due striscioline di pasta a forma di croce.
Chi è cresciuto qui sa bene che non è Pasqua senza almeno una scarcella sul tavolo.

Ogni famiglia ha la sua ricetta. Qualcuno ci mette il limone grattugiato, qualcun altro l’anice, c’è chi le preferisce glassate e piene di codette colorate, e chi le lascia “come si facevano una volta”.
Ma il significato resta lo stesso per tutti: augurio di vita, abbondanza e protezione.

Una volta le pupe si regalavano tra innamorati – un po’ come una promessa. Oggi si donano ai bambini, ai nipoti, agli amici… per dire: “Ti penso, ti voglio bene, ti auguro il meglio.”

E non serve essere esperti pasticceri. Bastano farina, zucchero, uova, olio buono e un pizzico di cuore. Le forme non saranno mai perfette, ma proprio lì sta la bellezza: ogni pupa e ogni scarcella raccontano una storia. La nostra.

C’è chi le prepara ogni anno come un rito sacro, chi le compra sotto casa, chi ha smesso e chi vorrebbe ricominciare. Ma tutti, davanti a una scarcella, si sentono un po’ più bambini.

foto di Stellio Mario Martelli

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